In un paesaggio dove la storia si stratifica nel terreno e nelle pietre antiche, Appia Arborea si offre come un itinerario per immagini attraverso la presenza viva e silenziosa degli alberi di pregio del Parco Regionale dell’Appia Antica.
L’urgenza estetica di Appia Arborea è un invito a percorrere con lo sguardo la linea sottile che lega terra, luce e tempo. Qui, nell’intreccio millenario di suoli alluvionali e colli tufacei, gli alberi di pregio non sono semplici organismi bensì presenze viventi, testimoni del lento fluire del tempo, archivi organici di storie stratificate, custodi di memorie che la fotografia cerca di restituire nella sua complessità. In questo progetto, il paesaggio non si limita a fare da quinta: diventa protagonista e interlocutore, insinuandosi tra i tronchi e i rami, nelle ombre e nelle cautele della luce.
L’Appia Antica e il territorio del parco hanno da sempre attirato lo sguardo di chi osserva. La tradizione visiva legata a questi luoghi è antica quanto il desiderio di fissare la campagna romana in immagini. Dalle vedute e incisioni del Settecento ai viaggi fotografici di studiosi e archeologi tra fine Ottocento e Novecento, la Via Appia ha sempre attratto lo sguardo attento di fotografi e di narratori visivi per la sua potenza evocativa di luogo archetipico. Il carattere unico della Regina Viarum e dei suoi spazi hanno affascinato autori come Elliott Erwitt, Pasquale De Antonis, Federico Patellani, Ferdinando Scianna o Elina Brotherus che hanno esplorato questi spazi intrecciando sguardo personale e memoria collettiva, segnando un filo rosso che cuce assieme storia, natura e pratica visiva che Appia Arborea raccoglie e si sforza di rinnovare.
Gli scatti rendono visibili le tessiture della luce che abbraccia chiome, cortecce, spazi e orizzonti, restituendo allo spettatore l’esperienza di un tempo sospeso e di una luce che non fotografa solo, ma interpreta. In alcune immagini il punto di vista si eleva, grazie all’uso del drone, per includere nel campo visivo gli alberi insieme ai loro paesaggi di riferimento: un gesto necessario per mostrare non solo l’individuo arboreo, ma il contesto in cui
vive e dialoga.
vive e dialoga.
Questi alberi – dal pioppo maestoso della Valle della Caffarella, alle roverelle che disegnano ombre generose sui dolci pendii, dal leccio monumentale incastonato tra stratificazioni storiche alla moltitudine di ulivi dell’Olivetaccio – sono ritratti nella loro monumentalità, ma anche nel loro essere punto di relazione tra suolo, memoria e presenza umana. La loro figura si inscrive in un paesaggio che è insieme campagna, storia e racconto urbano, dove la natura persiste e si fa cifra di continuità.
Attraversare Appia Arborea significa entrare in una geografia sensoriale dove la presenza degli individui arborei – pioppi, roverelle, lecci, ulivi secolari – è connessa con la permanenza stessa del paesaggio. Queste piante, con le loro geometrie di corteccia e chioma, misurano non solo anni e secoli, ma lenti mutamenti di suoli, storie e pratiche umane. Di fronte a un leccio che regge la sua ombra nel tempo, o agli ulivi spettinati dall’età e dal vento, si ha la percezione di un rapporto continuo tra natura e cultura.
La fotografia, in questo percorso, si fa strumento di ascolto e traduzione. Le immagini di Appia Arborea – per lo più frontali, talvolta sospese in volo, in altri casi accompagnate dai ritratti di chi vive, lavora o semplicemente si prende cura di questi luoghi – cercano di restituire alla visione la continuità fragile e potente di un paesaggio che cresce e attraversa la storia, e di cui l’albero
ne diventa metonimia.
ne diventa metonimia.
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Luigi Avantaggiato è un fotografo freelance. Dopo aver conseguito un dottorato di ricerca in studi visivi, ha iniziato a lavorare come fotografo documentarista, con un forte interesse per le tematiche legate alle trasformazioni socio-antropologiche e ambientali. I suoi reportage sono stati pubblicati su quotidiani e riviste internazionali (Nature, Washington Post, Al Jazeera, POLITICO, Liberation, Il Corriere della Sera, Il Venerdì di Repubblica e altri) e ha esposto le sue immagini in mostre e festival in Italia e all’estero. È autore di saggi e articoli su fotografia, cinema e arti visive.
Luigi Avantaggiato è un fotografo freelance. Dopo aver conseguito un dottorato di ricerca in studi visivi, ha iniziato a lavorare come fotografo documentarista, con un forte interesse per le tematiche legate alle trasformazioni socio-antropologiche e ambientali. I suoi reportage sono stati pubblicati su quotidiani e riviste internazionali (Nature, Washington Post, Al Jazeera, POLITICO, Liberation, Il Corriere della Sera, Il Venerdì di Repubblica e altri) e ha esposto le sue immagini in mostre e festival in Italia e all’estero. È autore di saggi e articoli su fotografia, cinema e arti visive.
Sul web: www.luigiavantaggiato.photography
